Decreto Crescita: dannoso per il credito alle imprese e per l’autonomia regionale. “Dalla parte delle piccole-medie imprese”. Approvata risoluzione PD per ripristino Lettera R della Bassanini

Mentre da una parte il Governo da oltre un anno non decide sulle richieste di autonomia regionale previste dall’art. 116 della Costituzione, dall’altra agisce addirittura togliendo quei pochissimi spazi di autonomia che le Regioni già hanno.

Con il “decreto crescita” già convertito in legge, è stata abolita la possibilità per le Regioni di intervenire in modo autonomo a sostegno del credito delle piccole imprese. Questo era possibile grazie alle deleghe della Legge Bassanini che permettevano alle regioni attraverso risorse proprie di sostenere l’accesso al credito per le piccole imprese, fino ad una cifra stabilita dalla Regione stessa, e attraverso il sistema dei Consorzi fidi. Possibilità questa sollecitata e definita in accordo con le associazioni di categoria. La nostra regione aveva infatti stanziato già con il bilancio del 2019 e con il triennale ben 10 milioni di euro provvedendo oltretutto a tutti gli atti necessari per poter procedere già nell’anno in corso.

Altre regioni hanno fatto lo stesso percorso. Un percorso interrotto in modo unilaterale dal governo, che tra la necessità di sostenere l’accesso al credito delle piccole imprese e il risaputo parere contrario di banche e del fondo centrale di garanzia ha scelto queste ultime, senza alcun dubbio.

Una scelta sbagliata nel merito perché è a svantaggio delle piccole imprese e lesivo di uno spazio di autonomia regionale, e nel metodo perché è mancato totalmente il confronto con le Regioni. Per questo è stata approvata una risoluzione in assemblea legislativa per chiedere il ripristino della “Lettera R” della Bassanini e che la giunta verifichi la possibilità di impugnare la legge per questa parte.
Bisogna stare  veramente e concretamente dalla parte di chi lavora e crea lavoro  nel nostro Paese: e noi vogliamo farlo.